Goldfingers.

goldfingers

Bello.

Il regalo più azzeccato di questa lunga estate me lo ha fatto mia suocera. Non so da dove arrivino, nemmeno lei lo sa. Però posso immaginare quante crune di aghi si siano fermate tra quegli avvallamenti. E anche l’intorpidimento che prende al dito medio dopo essere rimasto a lungo chiuso in quella gabbia di metallo. Posso immaginare il tempo passato dall’usura del metallo, schiacciato in alcuni punti: non è più un cerchio perfetto e questo lo rende ancora più affascinante.

Quello che mi dà da pensare è la misura più piccola, appartenuto senz’altro a una bambina, quando era d’obbligo insegnare alle figlie femmine il cucito e il ricamo. Non sono affatto sicura che fosse una cosa saggia.

Un ditale è un magnifico esempio di design. Quelli più moderni sono fatti di silicone, ma io non mi ci trovo bene, non sento lo stesso senso di protezione che mi dà il metallo.

Ci sono persone (perlopiù principianti a ben vedere..) che dicono di non sopportarlo, di non riuscire a cucire con il ditale. Conosco bene il caso, ero anch’io una di loro, molti, molti anni fa. Ma non c’è verso, un lavoro ben fatto non si può fare senza ditale. Qualche volta obbligo i miei allievi a cucire la pelle, giusto per fagli cambiare idea. Non è per sadismo, è che finchè non capisci la funzione delle cose, non ne apprezzi l’utilità.

Il ditale che uso ogni giorno, o quasi, è vecchiotto ma ancora in buono stato. Anche lui di metallo dorato, io lo trovo bello come un gioiello. Confesso che l’ho rubato a mia madre; lei non se n’è accorta, o ha fatto finta di non accorgersene.

Quando le mani pensano.

sartoria 1

sartoria 2

sartoria 3

Bello.

Per quanto mi riguarda vado molto fiera dell’appellativo sarta.

Capita di sovente, però, che rispondendo alla classica domanda: – Cosa fai?- e dopo la mia risposta: -La sarta-, io veda sguardi perplessi, come a dire: ma dai, fai molto di più.. La stilista per esempio. Come se il termine sarta non comprendesse già tutto o comunque non fosse sufficiente a delineare un posto di tutto riguardo nell’ambito della moda.

E’ un fatto che la maison Dior abbia invitato gli studenti a visitare gli atelier dove sono all’opera i sarti, e non gli uffici stile. Come a dire che l’eccellenza si crea in atelier, con il filo e il ditale..

Io amo gli strumenti di sartoria di un amore tardivo e per questo motivo ancora più profondo. Ho scoperto dopo qualche anno dai miei esordi quanto mi piacesse tagliare e cucire e quanta parte del processo creativo passasse attraverso i gesti del fare. Oggi so che le mie idee migliori non nascono sulla carta, ma ‘facendo’.

Per come la penso io, anche i giornalisti che si occupano di moda dovrebbero avere appreso almeno le nozioni basilari della sartoria. Si è mai visto un giornalista che si occupi di politica che non conosca il funzionamento del parlamento?  Almeno si eviterebbero un bel po’ di strafalcioni sulle descrizioni di tagli e tessuti.

Rimango dell’idea che qualche buona scuola di sartoria in più sarebbe assolutamente necessaria, magari al posto di varie ed inutili scuole di design, che vendono l’illusione che chiunque possa diventare uno stilista, pur non avendo alcuna nozione di sartoria. Eppure quell’antico detto impara l’arte e mettila da parte mi sembra più attuale che mai.

Cucire diventerà mai di moda? Voglio dire, succederà mai che i trend-setter scopriranno quanta bellezza passa da quei gesti e da quella concentrazione? Che la macchina per cucire produce un suono e non un rumore? (Marras se n’è accorto..).