Cucito sul corpo (la prima brezza di Settembre).

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Bello.

Può darsi che il fine di ogni moda sia quello di cucirsi addosso la sostanza del desiderio. Altrimenti che senso avrebbe questa mania del tatuaggio che contagia sempre più persone? 

E’ certo che dimostrare attraverso il corpo chi si è, rassicura, calma l’ansia di esistere per se stessi. Invece di porsi domande, si fornisce una risposta rapida.

E l’abito continua ad essere ciò che è sempre stato: non un riparo dal freddo, dagli sguardi, bensì la pelle che si desidera avere.

(Immagini: Ana Teresa Barboza).

Sogno di una notte di mezza estate.

madame gres

Bello.

Questo è facile; facile come bere un bicchier d’acqua. Qualcuno oserebbe dire che non è una bella immagine, un abito sublime, una storia affascinante (per i meno informati, l’abito è di Madame Grès)?

Ma non c’è niente di male, a volte, ad andare sul sicuro. Tra mille difficoltà si può scegliere qualcosa di facile come la bellezza degli abiti di Madame Grès, che sembrano eterni.

Ecco, io vi/mi auguro un’estate facile, perlomeno quello che resta dell’estate.

Svegliarsi nelle prossime mattine senza gli affanni e senza quei pensieri che molestano le notti e si allungano spesso anche sui giorni. Vi/mi auguro di dormire notti pacifiche e fresche che al mattino vi lascino un unico pensiero leggero.

Vi/mi auguro di indossare abiti facili: quelli che si indossano velocemente e velocemente si ripongono, con i colori giusti, che vi scaldano al solo guardarli. Gli abiti che pesano come una piuma e si appoggiano lievemente anche sul cuore.

Buon agosto.

Visionari. 5

Bello.

Andrè Perugia, un genio ancora tutto da scoprire.

Letteralmente scoperto da Paul Poiret, ha lavorato per molti dei grandi nomi della couture, brevettando modelli che ancora oggi risultano incredibilmente moderni, realizzando capolavori a metà strada tra arte e altissimo design. Copiato da molti (e spesso senza nemmeno essere menzionato), ha concluso il suo lavoro nel 1970.

Il modello in alto a destra risale al 1953, si chiama hommage à Picasso. Se non sono visioni queste…

Per notizie sulla sua biografia vi rimando a questo sito che mi sembra abbastanza dettagliato:

http://www.thehistorialist.com/p/andre-perugia-dossier.html

 

Iniezioni di stile.

Ann Demeulemeester autunno inverno 2017-18.

Guardare le sfilate di questo marchio mi dà sempre l’impressione (e la speranza) che esistano ancora gli stilisti. Quelli capaci di creare abiti che se li vedessi per strada, indossati da chiunque, potresti senz’altro dire chi li ha disegnati.

Inspiring Delpozo.

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(Vionnet?)

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(Dior?)

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(Capucci?)

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(Balenciaga?)

Bello?

Delpozo, pre-fall 2017.

Ispirazioni autorevoli; i fili della haute couture storica sono avvolgenti, confortevoli e talvolta necessari, direi naturali.

Se poi si considera che il corso delle tendenze considerate di avanguardia si rivolge verso la valorizzazione del brutto, allora possiamo ben dire che qui si fa addirittura una contro-contro-tendenza. O piuttosto si tratta di vincere facilmente?

Bel dilemma. La ragione ci suggerirebbe di non lasciarci incantare da tutta questa poesia fin troppo esplicita, mentre l’istinto andrebbe a braccetto immediatamente con questa estetica senza se e senza ma.

Il guaio è che non siamo mai contenti.

La sincerità è un vestito bianco.

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Bello?

La sincerità è come un vestito bianco, immacolato. Difficile da mantenere, scomodo perlopiù, perchè non puoi distrarti un attimo.  Ogni minima macchia o alone rovina tutto l’insieme.

Non puoi -non devi- vantartene: la sincerità è come la beneficenza, si fa e non si dice.

Non vale passare la vita indossando vestiti o camicie bianche, sostituendoli prontamente quando si macchiano. Non vale perchè quell’abito deve essere uno e uno soltanto. Un po’ sgualcito magari, non più immacolato, perchè siamo umani, si sa, ma ancora presentabile.

Decente, insomma.

Ricordandosi che su un vestito bianco le macchie non vanno più via del tutto.

La rivoluzione del passato.

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Bello.

Un bell’articolo su La Repubblica, scritto da Quirino Conti (uno dei pochissimi giornalisti di moda che mi fornisca ancora spunti interessanti) prende in esame quella che da molti viene definita la “femminilizzazione della moda maschile”

C’è una domanda, nell’articolo, che mi sembra racchiuda in sè un grande ventaglio di riflessioni:   “Ma c’è forse un soprannaturale decalogo che regoli per sempre il sesso delle forme e dei concetti, costringendo dunque anche un abito ad essere quello e null’altro?”

La risposta a me pare scontata se solo mi rivolgo al passato e osservo gli abiti maschili precedenti all’avvento della moda borghese.  Si tratta quindi non di una novità assoluta, nemmeno di una provocazione – come molti ritengono -.  Uno dei semplici corsi e ricorsi della Moda, che fornisce le forme adatte alla contingenza, che forgia lo stile del momento.

Sciocco chi si scandalizza, pensando a uno stravolgimento della natura.  Ma di quale natura parla, visto che gli abiti sono artifici?  E lo sperimentiamo ogni giorno, mentre assumiamo la forma che un tacco altissimo regala al nostro piede, o un corsetto al nostro busto..

Dunque la Moda può tutto.  Questa è la grande rivoluzione che non ha fine.

 

Ps. Per chi avesse ancora qualche dubbio in proposito, consiglio la lettura di questo articolo su The Atlantic: “Pink wasn’t always Girly“, che vi racconta la storia del rosa.