Viktor & Rolf: vestire l’aria.

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Bello.

Non si può dire che io sia una fan di Viktor & Rolf, il loro massimalismo e alcune delle loro esternazioni qualche volta non mi hanno convinta affatto, però bisogna pur ammettere che quando si tratta di alta moda, tutto questo “iper” riesce a mettersi in sintonia con lo spirito della couture.

Rispetto ad altre maison i due ragazzi dimostrano di avere l’avventatezza necessaria per osare e infrangere parecchi limiti, compresi quelli dei confini dell’abito. Non hanno paura di lasciare a casa alcune regole e sperimentarne alcune nuove e decisamente interessanti.

Mi piace la scelta delle macro-fantasie, l’accostamento di colori in apparente (solo apparente) contrasto e quello spingersi a colonizzare l’aria, come se anche l’aria fosse parte di un outfit.  Mi piace lo sforzo di sperimentare un po’ sulle forme e di usare lo spirito bucolico in modo poco convenzionale.

A dirla tutta non mi piacciono i cappelli di paglia.

Un denso silenzio.

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Bello?

A quanto pare un guasto tecnico ha costretto al silenzio l’ultima sfilata SS 2014 di Marni. Sembra che il disguido si sia trasformato in un valore aggiunto, regalando spessore a un’esibizione fin troppo scontata. Questa ultima collezione risente non poco di echi facilmente riconoscibili: noto con stupore e anche sconcerto alcune similitudini con le atmosfere di Prada e dintorni..

Non si tratta in ogni caso di una delle migliori collezioni del marchio. Sembra ci sia un abisso tra alcuni abiti  così sciolti e fluidi ed altri che si impongono per il massimalismo tronfio. Come se contemporaneamente due mani estranee una all’altra avessero lavorato separatamente. La colpa non è solo di quelle visiere, o di quei sandali che ormai sono il tormentone di molte, troppe sfilate. Ma insomma, anche questo certo non aiuta..

Ma il silenzio, vorrei tornare a questo spunto, da cui sono partita.  Difficile non pensare al silenzio puro e perentorio delle sfilate di Cristobal Balenciaga. Un silenzio che era una presa di posizione e una dichiarazione di intenti. Ci vuole un bel coraggio e una incrollabile fiducia in se stessi per pensare che una musica e uno spettacolo non possano aggiungere né togliere nulla al proprio lavoro. E infatti nessuno, a parte lui, sembra sia dell’idea.

Però non credo che la rarità del silenzio sia un fatto prettamente contemporaneo. In fondo l’umanità non è fatta per tacere o muoversi con parsimonia di suoni. Anche se poi qualsiasi rumore o suono perdono di senso in assenza del silenzio. Anche la moda che vive così spesso di musiche e clamore, di molte parole inutili e frastuono di sottofondo, diventa rarefatta quelle rare volte che si muove nel silenzio.

Provate a togliere l’audio ad una sfilata per accorgervene. Peccato che non sia stata una scelta, ma solo una botta di fortuna..